Dunque, finalmente oggi si parte, comincia Venezia, come si dice tra addetti ai lavori, cioè la 82° Mostra internazionale d’arte cinematografica. E ovviamente già si sono sprecate previsioni e valutazioni sul suo senso, sulle sue scelte, sul suo reale prestigio nel contesto internazionale eccetera eccetera.
Intanto le prime previsioni dotate di una certa attendibilità sono quelle che dicono pioggia per i primi giorni. Ed è un bel guaio perché Venezia da qualche anno è tornata ad essere un luogo dove si realizza il giusto equilibrio tra le esigenze culturali (la Mostra è sempre d’arte cinematografica, sia chiaro) e la componente spettacolare, glamour, redcarpettistica, che è componente essenziale del cinema e quest’anno raggiunge un livello che più alto non si può immaginare.
George Clooney, Julia Roberts, la cui presenza a Venezia ha un senso particolare visto che ci ha girato uno dei film più bella di tutta la storia del cinema, Emma Stone, Kate Blanchett, Valeria Bruni Tedeschi, Kim Novak. Se il cinema è anche divismo come ci ha insegnato Edgar Morin, di più non si può chiedere (Alberto Barbera direttore a vita!!!).
L’unica incertezza per il successo di questa parte della Mostra può essere solo di tipo meteorologico: sfilare sotto la pioggia non è mai bello. A parte gli scherzi, io sono legato a una visione tradizionale dei festival del cinema: quindi vanno bene i divi, ma sono il contorno, a fare un festival sono i film, i registi, gli autori (lo so, sono un boomer che crede alla politique des auteurs), le loro opere, su cui non influisce la pioggia.
Anche su questo piano le attese non possono che essere altissime: Paolo Sorrentino, Luca Guadagnino (che a me non piacciono molto, ma non conta niente), Jim Jarmush, Yorgos Lanthimos, Julian Schnabel, Olivier Assayas con Emmanuel Carrère sceneggiatore, Marco Bellocchio con un assaggio della serie su Enzo Tortora. E sempre sul versante piattaforme su cui Venezia ha e porta parecchia fortuna, Benicio Del Toro e Kathryn Bigelow.
Cinque film italiani in concorso sono un po’ troppi; personalmente non mi entusiasma mai l’idea di giocare in casa, ma, come si dice nel calcio, poi è il campo a decidere. E può darsi meritino il posto tutti e cinque, tra i quali c’è il lavoro di Gianfranco Rosi, l’ultimo regista italiano a vincere il Leone d’Oro.
A un festival poi si chiede un altro valore, l’attualità, la contemporaneità, la capacità di affrontare e interpretare i grandi temi del presente. E su questa linea con il film di Olivier Assayas su Putin e quello di Kaouter Ben Hania su Gaza, Venezia sembra già ben attrezzata.
Gaza e Israele peraltro – inutile negarlo – sono e saranno un terreno scivoloso, in cui dichiarazioni, iniziative, prese di posizione e repliche potrebbero degenerare, fino a prendersi l’attenzione dei media, a scapito dei film, che – ribadisco – sono la cosa fondamentale in un festival. Speriamo bene…
Un’ultima notazione: nella sezione Venezia classici verrà presentata l’edizione restaurata di Roma ore 11, uno dei grandi film di Giuseppe De Santis su un tema oggi più che mai attuale. È il frutto del lavoro di restauro realizzato della Cineteca nazionale e dal Centro Sperimentale di Cinematografia, un’impresa meritoria che si spera continui a essere tra le iniziative del Centro anche nella sua gestione che proprio in quel settore ha preso di recente qualche decisione discutibile.
