Che cos’è il fascismo?

Una definizione storica americana del 1945, professoressa Heather Cox Richardson

Thierry Vissol

A partire dal 1943, il Dipartimento della Guerra pubblicò una serie di opuscoli destinati al personale dell’esercito statunitense impegnato nel teatro europeo della Seconda guerra mondiale. Intitolata Army Talks (Discorsi dell’esercito), la serie era stata concepita per «aiutare [il personale] a diventare uomini e donne più informati e quindi soldati migliori».

Il 24 marzo 1945, nel numero 64, l’argomento della settimana era Il fascismo!

«Siete lontani da casa, separati dalle vostre famiglie, non avete più un lavoro civile o frequentate la scuola e molti di voi stanno rischiando la vita», spiegava l’opuscolo, «a causa di una cosa chiamata fascismo». Ma, chiedeva la pubblicazione, cos’è il fascismo?

«Il fascismo non è la cosa più facile da identificare e analizzare», diceva, «né, una volta al potere, è facile da distruggere. È importante per il nostro futuro e quello del mondo che il maggior numero possibile di noi comprenda le cause e le pratiche del fascismo, al fine di combatterlo».

Il fascismo spiegava il documento del governo statunitense, «è un governo di pochi e per pochi. L’obiettivo è la conquista e il controllo della vita economica, politica, sociale e culturale dello Stato».

«Il popolo governa i governi democratici, ma i governi fascisti governano il popolo […] I principi fondamentali della democrazia ostacolano i loro desideri; quindi, la democrazia deve sparire! Chiunque non sia membro della loro cerchia ristretta deve fare ciò che gli viene detto. Non concedono libertà civili, né uguaglianza davanti alla legge […] Il fascismo tratta le donne come semplici riproduttrici.

«I figli, la cucina e la chiesa era lo slogan nazista per le donne», diceva l’opuscolo.

I fascisti «stabiliscono le proprie regole e le modificano a loro piacimento […] Si mantengono al potere ricorrendo alla forza combinata con una propaganda basata su idee primitive di sangue e razza, manipolando abilmente la paura e l’odio e facendo false promesse di sicurezza. La propaganda glorifica la guerra e insiste sul fatto che essere spietati e violenti è intelligente e realistico».

I fascisti capivano che «il principio fondamentale della democrazia – la fiducia nel buon senso della gente comune – era l’esatto contrario del principio fascista del governo di una élite ristretta», spiegava l’opuscolo, «quindi combattevano la democrazia […] Mettevano i gruppi politici, religiosi, sociali ed economici gli uni contro gli altri e conquistavano il potere mentre questi gruppi lottavano tra loro».

Gli americani non dovevano lasciarsi ingannare dal pensiero che il fascismo non potesse arrivare in America, avvertiva l’opuscolo; dopotutto, «una volta ridevamo di Hitler considerandolo un innocuo clown con dei baffi buffi». E in effetti, gli Stati Uniti avevano vissuto «tristi episodi di sadismo di massa, linciaggi, giustizia sommaria, terrore e soppressione delle libertà civili. Abbiamo avuto le nostre bande incappucciate, le Legioni Nere, le Camicie d’Argento e i fanatici razziali e religiosi. Tutti loro, in nome dell’americanismo, hanno usato metodi e dottrine antidemocratici che […] possono essere correttamente identificati come fascisti».

Il Dipartimento della Guerra riteneva importante che gli americani comprendessero le tattiche che i fascisti avrebbero utilizzato per prendere il potere negli Stati Uniti. Avrebbero cercato di ottenere il potere «con il pretesto del super-patriottismo e del super-americanismo». E avrebbero utilizzato tre tecniche.

In primo luogo, avrebbero messo i gruppi religiosi, razziali ed economici gli uni contro gli altri per distruggere l’unità nazionale. Parte di questo sforzo di dividere e conquistare sarebbe stata una «campagna di odio ben pianificata contro le minoranze razziali, religiose e altri gruppi».

In secondo luogo, avrebbero negato qualsiasi necessità di cooperazione internazionale, perché ciò avrebbe contraddetto la loro insistenza sul fatto che i loro sostenitori fossero migliori di tutti gli altri. «Al posto della cooperazione internazionale, i fascisti cercano di sostituire una sorta di ultranazionalismo perverso che dice al loro popolo che sono gli unici al mondo che contano. A questo si accompagnano l’odio e il sospetto verso i popoli di tutte le altre nazioni».

In terzo luogo, i fascisti avrebbero insistito sul fatto che «il mondo ha solo due scelte: o il fascismo o il comunismo, e avrebbero etichettato come comunisti tutti coloro che si rifiutavano di sostenerli».

È «di vitale importanza» imparare a individuare i fascisti autoctoni, ha affermato il governo, «anche se adottano nomi e slogan di grande appeal, si drappeggiano con la bandiera americana e cercano di portare avanti il loro programma in nome della democrazia che stanno cercando di distruggere».

L’unico modo per fermare l’ascesa del fascismo negli Stati Uniti, secondo il documento, «è far funzionare la nostra democrazia e cooperare attivamente per preservare la pace e la sicurezza mondiali».

Nel mezzo dell’insicurezza del mondo moderno, l’odio alla base del fascismo «svolge una triplice missione». Dividendo le persone, indebolisce la democrazia. «Inducendo gli uomini a odiare piuttosto che a pensare», impedisce loro «di cercare la vera causa e una soluzione democratica al problema». Promettendo falsamente prosperità, induce le persone ad abbracciare la sua sicurezza.

«Il fascismo prospera sull’indifferenza e l’ignoranza», ha avvertito. La libertà richiede «di essere vigili e in guardia contro la violazione non solo della nostra libertà, ma della libertà di ogni americano. Se permettiamo che la discriminazione, il pregiudizio o l’odio privino qualcuno dei suoi diritti democratici, la nostra libertà e tutta la democrazia sono minacciate».


La professoressa Heather Cox Richardson è una storica americana, docente di storia al Boston College. In precedenza, ha insegnato storia al MIT e all’Università del Massachusetts Amherst. Autrice di libri di storia e politica. Nel 2019 ha iniziato a pubblicare Letters from an American, una newsletter serale che racconta gli eventi attuali nel contesto più ampio della storia americana. Richardson si concentra sulla salute della democrazia americana. A luglio 2025, la newsletter contava oltre 2,6 milioni di abbonati, rendendola una delle pubblicazioni Substack più popolari.

Grazie al Direttore Niels Jorgen Thogersen, che diffonde nell’Unione Europea le Letters from an American della professoressa Richardson per averci permesso di riprodurre quest’articolo.

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