Jannik Sinner, un nuovo modo di essere italiano

Oscar Buonamano

La carezza a sua madre, Siglinde, e l’abbandono tra le braccia del padre, Hanspeter: questa è l’immagine più bella e intensa della vittoria di Jannik Sinner a Wimbledon. Una scena che restituisce, più di ogni altra, la dimensione umana del ragazzo, infinitamente superiore a quella sportiva.

Jannik Sinner ha vinto il torneo di tennis più prestigioso del mondo ed è il primo italiano ad averlo fatto. Ha battuto Carlos Alcaraz in quattro set, in una partita meno spettacolare della finale di Parigi, dove i due erano rimasti in perfetto equilibrio fino alla fine, ma comunque netta, chiara, senza dubbi: ha dominato sul piano fisico, mentale e tecnico.

Con questa vittoria, Sinner, che compirà 24 anni il 16 agosto, consolida il primo posto nel ranking mondiale ed entra di diritto nell’Olimpo dei più grandi di sempre. Il migliore tennista italiano della storia lo era già prima di Wimbledon.

Il pubblico londinese si è mostrato più generoso nei suoi confronti rispetto a quello del Roland Garros. Eppure, è servito il penultimo scambio perché il suo nome risuonasse forte e chiaro nel cielo di Londra: Jannik, Jiannik, Jiannik.

Diverso è il caso degli US Open e dell’Australian Open, dove pubblico e media hanno da subito riconosciuto e apprezzato non solo il suo talento, ma anche il suo stile: composto, sobrio, autentico. Hanno colto, forse prima di altri, la sua umanità, che in certi momenti supera il livello tecnico.
Jannik uomo è, perfino, meglio del Sinner tennista.

Non altrettanto chiaro, a quanto pare, a molti francesi. Né, in parte, agli inglesi. E nemmeno a una parte di italiani.

Dopo la finale, ho partecipato a un incontro in cui due filosofi discutevano di intelligenza artificiale. Accanto a me era seduto un collega giornalista che conosco da molti anni e stimo molto. Abbiamo avuto una discussione piuttosto animata: al mio entusiasmo per la vittoria storica di un italiano a Wimbledon, lui ha replicato che «Sinner non è italiano», perché parla tedesco e ha la residenza fiscale a Montecarlo.

A sostegno della sua tesi ha citato il giudizio di Corrado Augias, che ha definito Sinner un «italiano riluttante»  e quello di Aldo Cazzullo, secondo cui il tennista «non contribuisce alla sanità, alla scuola, alla sicurezza, alle esigenze della comunità nazionale che rappresenta».

Le opinioni vanno sempre rispettate, specialmente quando, come in questo caso, non siamo davanti a drammi, guerre o tragedie umane. Si può discutere, anche animatamente, ma sempre civilmente.
Detto questo, con tutto il rispetto per due grandi firme del giornalismo italiano, sono in totale disaccordo.

Sinner vive a Montecarlo per più di duecento giorni l’anno perché lì trova le condizioni migliori per allenarsi, per vivere, per dare il massimo. La scelta della residenza fiscale è una conseguenza, non una dichiarazione identitaria. Non toglie nulla alla sua appartenenza.

Quanto al mancato incontro con il Presidente della Repubblica, è bene ricordare che Sinner era già stato ricevuto al Quirinale da Mattarella, che lo aveva premiato. Se non ha potuto partecipare a quell’appuntamento, è stato per motivi personali, non per riluttanza.

Queste polemiche, per fortuna limitate, distraggono dal valore profondo del suo esempio. E non mi riferisco solo ai successi sportivi, che sono sotto gli occhi di tutti.

A 24 anni, Jannik Sinner sta insegnando un nuovo modo di essere italiani: spirito di sacrificio, dedizione, cura quotidiana del talento. Con la sua condotta sobria, educata, rispettosa degli avversari, del pubblico, della stampa, ci ricorda che il talento, da solo, non basta: va coltivato, allenato, custodito.

Questo è il suo più grande insegnamento. Ed è un messaggio potente, soprattutto per i giovani.

Non è un modello comune. Ma è un modello possibile. Forse anche per questo ci colpisce così tanto.

Il primo articolo che ho scritto su di lui iniziava con queste sue parole: «Vorrei che tutti i bambini avessero genitori come i miei. Non mi hanno mai messo pressione, nemmeno quando facevo altri sport. Ho sempre potuto scegliere quello che desideravo. Auguro a tutti i bambini di avere la libertà che ho avuto io». Parole pronunciate dopo la vittoria all’Australian Open. Parole che dicono tutto.

Sì, dobbiamo essere fieri di questo ragazzo. E da lui possiamo, dobbiamo, continuare a imparare.

Jannik Sinner, uno dei più grandi sportivi italiani di sempre, il più significativo per ciò che rappresenta.


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