La prima edizione della Scuola di reportage narrativo Alessandro Leogrande ha inserito nel suo calendario d’inizio sei moduli, in programma da dicembre 2023 a marzo 2024, nella sede della Fondazione Giuseppe Di Vagno, a Conversano. Per la prima volta, il sud ha ospitato un centro di formazione rivolta a giovani under 35 (ma non soltanto) e tesa a orientare gli iscritti tra le diverse facce del reportage, scritto e audio. Sempre seguendo il filo rosso degli articoli e dei libri dello scrittore e giornalista tarantino scomparso nel 2017.
In circa quattro mesi, i venti partecipanti, provenienti da tutta Italia, da Bolzano al Salento, hanno avuto modo di apprendere gli strumenti principali per progettare e realizzare un reportage narrativo, seguendo sì le orme già segnate da Alessandro Leogrande, ma nel nome di una memoria che non si limita a ricordare, bensì che produca nuove energie e diversi e fertili stimoli. Per un giornalismo attento e mai stanco, che parta dagli ultimi, capace di guardare in direzione dei «nodi irrisolti» e delle «zone d’ombra», come quelle a cui l’autore tarantino ha sempre posto domande. Già la prima edizione della scuola ha seguito queste direttrici, mischiandole a una forte potenza evocativa e capacità di aggregazione tra docenti e partecipanti, tale da proseguire un dialogo mai interrotto e sempre vivo con Alessandro Leogrande.

Ciascuno dei docenti che ha accompagnato ogni lezione, infatti, ha portato nei suoi interventi e dibattiti una traccia del pensiero di Leogrande. A cominciare da Giuliano Battiston (giornalista e ricercatore indipendente), che, con Marino Sinibaldi (giornalista, critico letterario, conduttore radiofonico, ex direttore di Rai Radio Tre e presidente del Centro per il libro e la lettura), il 16 e 17 dicembre 2023 ha aperto i giochi, con il primo modulo della scuola di reportage narrativo. Insieme hanno ricordato passi e pensieri del giornalista tarantino, offrendo ai partecipanti le prime coordinate per affrontare la scrittura di un reportage, messe a fuoco e approfondite con attenzione anche durante il secondo modulo tenuto dal giornalista e reporter Christian Elia.
Giuliano Battiston, per il modulo dal titolo Il giornalismo intenzionale e il reportage narrativo come terra di mezzo, ha dunque ripercorso il fil rouge di contributi e voci che Leogrande ha intessuto attraverso l’eredità dei più autorevoli esponenti del reportage narrativo del Novecento e dei primi anni del Duemila, da Ryszard Kapuściński a Svetlana Aleksievič, da William Langewiesche a Frank Westerman. Da questa tessitura polifonica, la produzione editoriale di Alessandro Leogrande si sviluppa lungo due vettori principali: la verticalità della ricerca e dell’approfondimento, con l’accumulo del materiale sul campo, preliminare alla scrittura; l’orizzontalità della narrazione, capace di raggiungere un pubblico ampio.

La riflessione sul metodo di fare reportage si è poi sviluppata all’interno del secondo modulo con il giornalista e reporter Christian Elia, il 13 e 14 gennaio 2024. I partecipanti, nel secondo modulo nel mese di gennaio, hanno toccato con mano gli strumenti e le caratteristiche di questa forma di narrazione, approfondendo insieme le tecniche di scelta di una storia e di mappatura di un progetto, quindi anche gli strumenti di ricerca dei dati e quelli utili a sviluppare un’intervista, fino alle modalità di archiviazione ed elaborazione delle fonti.
Per questa ragione è stato dedicato grande spazio alla presentazione e all’analisi delle parti di cui è composto un progetto a lungo termine: pre-produzione, produzione, post-produzione. E ogni partecipante ha avuto modo di parlare di un personale progetto (ancora nel cassetto oppure già in fase di elaborazione) per testare subito la cassetta degli attrezzi messa a disposizione da Elia.
La terza tappa, invece, è stata dedicata al tema del meridionalismo, insieme alla riflessione sul passato e sulla storia, argomento a cui Leogrande ha dedicato numerosi articoli e libri, a partire da Uomini e Caporali, il Viaggio tra i nuovi schiavi delle campagne pugliesi sul bracciantato degli anni Duemila, uscito nel 2008.
Questo modulo, in programma 27 e 28 gennaio, ha offerto ai partecipanti la possibilità di visitare anche l’archivio della Fondazione Giuseppe Di Vagno, approfondendo in seguito – con il direttore di Pagina 21, Oscar Buonamano, il docente universitario Daniele Pegorari e la giornalista Rosarianna Romano – il rapporto tra Alessandro Leogrande e i grandi meridionalisti, come Tommaso Fiore, che – assieme, tra gli altri, a Gaetano Salvemini, Guido Dorso, Manlio-Rossi Doria – hanno da sempre alimentato la scrittura e il pensiero dello scrittore tarantino.
I partecipanti, inoltre, il 10 e l’11 febbraio hanno avuto l’occasione anche di fare incursione nel mondo del graphic journalism con Luigi Politano, editore di Round Robin, durante il terzo modulo. Dopo un breve ed efficace excursus sulla storia del fumetto e sulle modalità tecniche di realizzazione e messa a sistema di una storia a vignette, Politano è entrato subito nel vivo, mettendo alla prova i partecipanti, impegnati direttamente nella stesura della sceneggiatura di una storia scelta da loro.
L’attività laboratoriale ha permesso il confronto diretto con il fumetto, che si è rivelato essere utile per le narrazioni di storie che a volte non possono essere raccontate diversamente, dalle bozze delle tavole alla scelta delle inquadrature, dall’utilizzo dei colori a quello dei baloon.
Il quarto modulo, invece, il 24 e il 25 febbraio, ha offerto ai partecipanti gli strumenti per addentrarsi nelle grammatiche dell’audio documentario, accompagnati da Daria Corrias e Cristiana Castellotti di Rai Radio 3. Il modulo ha accompagnato i partecipanti nella progettazione e nello sviluppo del formato podcast a partire da vari casi studio e narrazioni fornite, e con la presentazione degli strumenti utili alla creazione di un podcast, a partire dai microfoni e dal registratore.
I partecipanti sono stati guidati nella creazione di contenuti audio coinvolgenti e originali, esplorando diverse tecniche narrative per creare contenuti audio in grado di catturare l’attenzione dell’ascoltatore.
L’itinerario ha infine toccato, durante l’ultimo appuntamento di marzo, uno dei luoghi più importanti della vita dell’autore di Uomini e caporali. Qui, a contrada Marzagaglia, tra le campagne di Gioia del Colle e Castellaneta, si è concluso un viaggio durato sei mesi, prospettando nuovi itinerari e proposte per il futuro.
I partecipanti, infatti, accompagnati dalle voci della storica locale Dina Montebello e dalla proprietaria della masseria, Marica Girardi, hanno riattraversato con i loro passi quei luoghi cari ad Alessandro Leogrande e fondamentali per la realizzazione della sua inchiesta sul vecchio e nuovo bracciantato pugliese, toccando con mano le storie di una terra di eccidi e soprusi, con l’obiettivo – sempre presente – di denunciarne di altri. E di raccontarli, sulla carta, su uno schermo o attraverso un microfono.
La scuola, inoltre, ha previsto un modulo extra, nel mese di giugno, gratuito e aperto a tutti, durante il quale partecipanti e appassionati hanno potuto prendere parte all’evento dal titolo La terra di mezzo. Tra inchiesta e reportage narrativo, nella sede della Fondazione Lelio Basso a Roma. È stata questa l’occasione per incontrare e ascoltare le parole di Goffredo Fofi, scrittore, giornalista e soprattutto amico di Alessandro Leogrande, con il quale ha (di fatto) co-diretto la rivista Lo Straniero. L’evento, promosso dalla Scuola di reportage narrativo Alessandro Leogrande, insieme alla Scuola di giornalismo Lelio Basso e in collaborazione con i festival MIP e FIRE, ha segnato un primo e importante punto d’incontro con altre scuole e progetti che si muovono coralmente nel mondo del reportage narrativo e dell’inchiesta sociale. Augurandosi, insieme, di tracciare nuovi scenari, scoprire altri «nodi irrisolti» e illuminare ancora le sempre presenti «zone d’ombra», non per forza tra le macerie di mondi lontani, ma anche, e forse soprattutto, a partire da quelle vie sotto il nostro naso e che però nemmeno vediamo, perché troppo abituati a osservare le nostre strade con gli stessi occhi di sempre. Ecco, la scuola Leogrande serve a questo: a guardare – con uno sguardo diverso, nel tempo e nello spazio – il nostro quartiere o un continente, il passato e il presente, fermandosi a riflettere e, insieme, seguendo la corrente.
