La seconda edizione della Scuola di Reportage Narrativo Alessandro Leogrande

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Le sale colme di libri che raccolgono la memoria del politico socialista conversanese Giuseppe Di Vagno a Conversano si sono illuminate diversamente per sei mesi. Nuove luci e nuove ombre hanno scandito otto moduli, per otto fine-settimana, da gennaio a giugno 2025, a sud-est, tra la città pugliese e Tirana, la capitale albanese. Nuove tonalità riflesse in occhi curiosi e desiderosi di comprendere come e fino a che punto l’insegnamento di Alessandro Leogrande potesse guidarli lungo un percorso, quello del giornalismo e della narrazione. Tutto questo ha caratterizzato la seconda edizione della scuola di reportage narrativo Alessandro Leogrande, dedicata allo scrittore e giornalista tarantino scomparso nel 2017.

La prima lezione ha illuminato le sale della Fondazione il 25 e il 26 gennaio, interrotta dai vari sull’organizzazione logistica su come fare a raggiungere Conversano. I 19 partecipanti alla seconda edizione, infatti, non sono solo pugliesi: per raggiungere la fondazione di Vagno hanno preso  treni e aerei da Roma, Napoli, Torino, Bruxelles. Così ogni incontro – già introdotto a distanza per garantire preparazione circa letture, approfondimenti e attività laboratoriali e di scrittura immersiva – ha beneficiato di un incastro funzionale alla pianificazione di un percorso strutturato e organico, nell’ampia varietà di temi, metodi, pratiche, criticità e opportunità offerte dal reportage narrativo.

È Giuliano Battiston a inquadrarne le fondamenta letterarie e a captnare l’importanza rispetto alle esperienze pregresse dei partecipanti, tra backround di ricerca, scrittura creativa, cronaca.

Poi è la volta dell’approccio storicistico alle Storie che non fanno la Storia, titolo del libro di Carlo Greppi e del secondo modulo, tenutosi l’8 e il 9 febbraio, condotto dallo storico assieme all’archivista Leonardo Musci.

Il lavoro pratico di scrittura e ricerca d’archivio continua durante il terzo modulo con due giorni di dibattito (22 e 23 febbraio)  guidato da Christian Elia, giornalista e reporter indipendente che ha offerto gli strumenti per raccontare e dibattere i molteplici come e perché del racconto del margine durante l’ultimo weekend di febbraio.

I due giornalisti mentori delle missioni di reportage di ogni partecipante, sono così introdotti: ognuno di loro, infatti, ha scelto un tema sul quale sviluppare un proprio progetto di reportage ed è stato guidato proprio da Battiston ed Elia da febbraio a giugno.

La Scuola Leogrande ha come base d’azione il sud e la Puglia. Non a caso, il Mezzogiorno  torna nelle parole e nelle pagine del quarto modulo che il 15 e 16 marzo è stato dedicato alla subordinazione e alla marginalità della rappresentazione del meridionalismo nella letteratura e nel giornalismo.

Marco Gatto, professore all’Università della Calabria, e Rosarianna Romano, giornalista, esplorano il tema, centrale nel lavoro e nella posizionalità giornalistica, metodologica ed etica di Alessandro Leogrande: il modulo Da Contadini del Sud a Uomini e Caporali ha esplorato i punti  di unione e distanza tra Rocco Scotellaro, Alessando Leogrande ed altre voci dal e sul sud.

La contaminazione tra letteratura, sociologia, antropologia e metodologie pratiche non si perde durante la primavera e si sostanzia in nuove concretezze grazie all’inquadramento tecnico-pratico del quinto e del sesto modulo, rispettivamente incentrati sulle esperienze dal campo e verso il vero che caratterizzano i collettivi FADA, IRPI Media e Centro di giornalismo permanente. In rappresentanza del primo, il 5 e 6 aprile la Scuola Leogrande ha ospitato i giornalisti Sara Manisera e Giacomo Zandonini di FADA ed Edoardo Anziano di IRPI Media, facilitatori di conversazioni circa il lavoro transnazionale e la pubblicazione di inchieste.

Maurizio Franco e Federica Delogu, invece, hanno esplorato nella cornice di Mola di Bari, il 10 e l’11 maggio, la pratica del giornalismo collettivo e dell’inchiesta partecipata e delle rispettive potenzialità rispetto al giornalismo tradizionale.

In vista della partenza per Tirana prevista al 6 giugno e delle interviste collettive a vari esponenti dei movimenti culturali, sociali e politici albanesi, i gruppi si sono immersi in attività di ricerca e strutturazione in concomitanza con l’inizio ed il lascito del settimo modulo, quello conclusivo sulla sponda ovest del mar Adriatico: è già l’ultimo weekend di maggio.

Gianluca Sciannameo di Camera a Sud e Alexandra Genzini, esperti di audio e radio-racconto esplorano nuove forme di ascolto e messa al centro delle voci come strumento e fine insieme, nelle fasi di post-produzione di interviste nella loro portata sia tecnica che narrativa.

Sul piano culturale, la scuola prosegue la visione di Leogrande: raccontare la contemporaneità partendo da memorie e territori, intrecciando passato e presente, ancorati alla capacità di osservazione, analisi e narrazione rese vive dalle direttrici contraddittorie dei margini, o al margine del contesto. Sul piano pratico, l’esperienza non si esaurisce nella scoperta o nell’approfondimento degli strumenti reali per progettare, scrivere, quindi pubblicare dei reportage. È un laboratorio politico-intellettuale che forma narratori capaci di guardare alla realtà con profondità e cura, le stesse che hanno caratterizzato il lavoro di Leogrande. Le stesse che hanno riempito i vuoti degli spazi librari nei weekend. Gli stessi che hanno unito i partecipanti ed i docenti tra le vie del paese. Gli stessi spazi che sembrano più distanti dai rischi di un intellettualismo autoreferenziale, e più pregni di visione, consapevolezza e senso del giusto.

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