La Xylella, distruzione e rinascita degli olivi

Enzo Lavarra

La Xylella in Puglia ha distrutto circa 20 milioni di olivi. E riguarda più del 40% del suo territorio agricolo, bastano queste cifre per comprendere la portata del flagello. Oggi vi sono misure più stringenti per il contenimento e l’estensione del contagio, ma il pericolo non è scongiurato. Né in Puglia, né oltre i suoi confini. Sia nazionali che della sponda sud del Mediterraneo.

Per la Puglia in particolare l’olivicoltura è un tratto identitario. Per questo si parla di civiltà dell’olio. Se ne ricavano le tracce fin dall’epoca messapica. Al tempo dei romani l’agronomo Lucio Giulio Colummella ha descritto nel suo De re rustica come nell’area dei secolari furono impiantati olivi secondo lo schema della quadrettatura: 40 alberi per un ettaro di terreno.

Viaggiatori e cultori come Cesare Brandi e Tommaso Fiore scrivono pagine di meraviglia su queste distese di olivi a perdita d’occhio. E così era stata mantenuta dalla cura dell’uomo la Piana dei monumentali (Carovigno, Ostuni, Fasano, Monopoli) prima della epidemia. Tanto da essere iscritta nel 2017 nell’albo nazionale dei Paesaggi  rurali storici del Ministero dell’agricoltura: agricoltura vivente, è scritto nel decreto. Ovvero pratica tradizionale di produzione di un bene primario, l’olio, che è anche tutela paesaggistica.

Nella storia di questa civiltà è iscritta l’epopea di Gallipoli nel ’600 che divenne grande porto del commercio internazionale dell’olio lampante, in alternativa al più costoso olio di balena per i lanifici inglesi o per le lampade votive delle icone russe. Il corposo saggio del medico gallipolino Giovanni Presta sugli areali olivicoli fu inviato, tramite il viceré del Regno di Napoli, all’imperatrice di Russia Caterina II. La fortuna di Gallipoli declinò nell’800 quando il francese Pierre Ravanas importò in Puglia nuove tecniche di raccolta e molitura. Da Conversano fino a Bitonto questo portò a migliorare qualità e a incrementare quantità, con beneficio di olivicoltori, oleifici e reddito agricolo. Un altro grande balzo di questa vocazione si ha negli anni ’60 del ’900, con una più ricercata produzione di qualità, di riconoscimento dell’origine dei marchi Ue, e un reddito più adeguato e milioni di ore di lavoro.

Questo sistema ha messo in ginocchio la Xylella. E se una parziale giustificazione della resa al batterio può essere addotta dall’essersi trovati per la prima volta in Europa di fronte ad un patogeno del tutto sconosciuto, e anche vero che la sua diffusione è stata determinata da gravi carenze di contrasto. In particolare, dalla mancata applicazione delle direttive europee che imponevano l’abbattimento delle piante infette, inizialmente riguardanti un’area assai circoscritta del basso Salento. Sono le documentazioni formali a provare che il blocco del piano del Commissario Silletti, in autorizzata esecuzione di quelle direttive, è stato fattore distruttivo.

L’intervento della magistratura per bloccare gli abbattimenti previsti dal Piano si è rivelato esiziale. Ne è conferma che l’indagine è stata archiviata con un nulla di fatto, ma dopo ben quattro anni.

E ora?  Ora bisogna sconfiggere la rassegnazione del tutto è  perduto e prendere lezione dagli errori; prima di tutto ingaggiando una battaglia culturale contro le risorgenti tendenze antiscientifiche. Giacché è proprio dalla ricerca che rinasce la prospettiva di una nuova stagione olivicola. Nei laboratori e poi in campo aperto hanno dato prova positiva delle varietà, dette cultivar, che resistono al batterio. Mentre prosegue incessante l’attività dei nostri centri di ricerca sia per il miglioramento genetico delle piante più suscettibili (rendendole resistenti ), che di individuazione di  agenti biologici che annullano gli effetti distruttivi del patogeno. E secondo un nuovo paradigma ecosostenibile che alla coltivazione olivicola e arborea accompagna la tutela di beni scarsi come suolo e acqua.

In questa chiave la Puglia oltre che rilanciare la sua antica vocazione diviene riferimento avanzato euro Mediterraneo di contrasto e rigenerazione.


Per chi volesse approfondire:
Enzo Lavarra
, La Xylella, Rubettino, Soveria Mannelli (CZ) 2025

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