L’America è dall’altra parte della luna

Oscar Buonamano

Gli occhi degli astronauti, di ieri e di oggi, vedono la Terra nello stesso modo. Guardano con il cuore. Per questo vedono ciò che noi, dalla Terra, non riusciamo più a vedere.

La missione di Artemis II ci ha regalato immagini che hanno mostrato la finitezza del pianeta che abitiamo in relazione all’universo. E la finitezza, ancor più grande, dell’uomo in questo contesto. La Terra, vista dall’astronave americana, è un punto piccolissimo, impercettibile tra milioni di altri punti, avvolta nell’oscurità del cosmo. L’abbiamo vista illuminata, di quell’azzurro frutto della luce riflessa del sole, a squarciare il velo dell’oscurità dell’universo.

Un puntino abitato, a differenza di molti altri puntini che costellano l’universo, forse, disabitati. L’astronauta Victor Glover, guardando la Terra dalla Luna, ha detto: «Fidatevi di noi: siete fantastici, siete bellissimi e da quassù sembrate una cosa sola».

Sembriamo una cosa sola, ma non siamo una cosa sola. Siamo 8,3 miliardi di persone spesso in lotta, armati gli uni contro gli altri. Glover, con Reid Wiseman, Christina Koch e Jeremy Hansen, ci ha visti da lassù e ci ha visti come una cosa sola, infinitesima nell’immensità dell’universo. Ma non è vero. Non è così.

E, nel restare basiti di fronte alla bellezza delle immagini che ci arrivano dallo spazio, non possiamo non interrogarci sulla follia che sta attraversando il nostro pianeta in questi ultimi tempi e che mette a rischio la sopravvivenza della stessa razza umana.

Perché la follia delle guerre? Perché pochi uomini sono in grado di indirizzare il mondo in una direzione sbagliata? Perché siamo inermi di fronte a tutto ciò? Perché non ci indigniamo e facciamo prevalere la bellezza che ci ha frastornati in questi giorni sull’idiozia che governa il mondo?

Ancora, com’è possibile che gli Stati Uniti d’America, capaci di mandare l’uomo sulla Luna a cercare risposte alle domande che ci poniamo da sempre, siano protagonisti negativi e attori attivi di molte delle guerre che affliggono l’umanità?

Gli Stati Uniti d’America sono un ossimoro vivente, forse l’ossimoro vivente. Da un lato alfieri e fautori di ricerche e scoperte scientifiche e tecnologiche per migliorare le condizioni della vita dell’uomo sulla Terra (come la missione Artemis II, appunto), dall’altro portatori di morte attraverso la guerra. Non solo gli Stati Uniti d’America, ovviamente: ci sono molti altri Stati che generano guerre, morte e distruzione. Tutti dovrebbero far cessare il fuoco e far prevalere la ragione, la pace e la vita su tutto il resto.

Già nel 1961, Yuri Gagarin, il primo cosmonauta che viaggiò nello spazio, durante il suo storico volo, guardandoci da lassù disse che la Terra era bellissima e, vista dall’alto, senza frontiere né confini.

Anche in quel caso l’affermazione di Gagarin non corrispondeva al vero. C’erano frontiere e confini, e ancora oggi ci sono frontiere e confini.

Non abbiamo imparato nulla in tutti questi millenni di presenza sulla Terra. Non siamo in grado di apprezzare il privilegio di abitare un puntino tra milioni di puntini disabitati e galleggianti in un nero infinito e sconosciuto. Non siamo in grado di goderne appieno, di costruire una comunità umana senza frontiere e confini. Non siamo capaci di essere una cosa sola.

Nel primo incontro con la stampa, dopo i controlli e le visite mediche, gli astronauti di ritorno dal viaggio intorno alla Luna hanno detto: «La Terra è una scialuppa di salvataggio nel nero infinito».

Una scialuppa che fa acqua da tutte le parti e che i potenti della Terra non si preoccupano di riparare, ma, al contrario, continuano a praticare buchi nella carena con la follia delle bombe lanciate sulla popolazione inerme.

In questo momento l’America è davvero dall’altra parte della luna. Auguriamoci che rinsavisca presto e che torni a guardare con fiducia e occhi sognanti la Terra, così come ci ha insegnato Christina Koch, la prima astronauta donna a volare verso la Luna.

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