L’autorità salariale

Francesco Errico

La Corte costituzionale ha ritenuto infondati i rilievi mossi dal Governo alla Legge Regionale che introduce un salario minimo (9 euro/ora) per le imprese che vogliono concorrere all’aggiudicazione di appalti pubblici in Puglia. Non viola l’articolo 36 della Costituzione, né il 39, in quanto non introduce arbitrariamente un salario minimo generalizzato, non previsto nel nostro Ordinamento, ma solo un criterio di selezione, giudicato dalla Corte legittimo. Come non viola il principio dell’autonomia della contrattazione collettiva nello stabilire i livelli retributivi.

Peraltro, la Legge Regionale della Puglia è in sintonia con le sentenze nn. 27711 e 27769 dell’ottobre 2023 della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, che hanno stabilito che il Giudice chiamato a decidere su una controversia in materia salariale non può limitarsi a presumere – come è tradizionalmente avvenuto – che lo standard contrattato dai sindacati sia sufficiente ad assicurare una esistenza libera e dignitosa, come previsto dall’articolo 36.

In considerazione del proliferare dei contratti collettivi, come anche delle stesse sigle sindacali, spesso di dubbia trasparenza, avere un contratto collettivo non significa più essere dignitosamente retribuiti.

Tutto questo spinge a tre considerazioni, di ordine diverso.

La legge pugliese, di cui parliamo, introduce fra i cogenti criteri selettivi per le imprese che concorrono per aggiudicarsi una gara, un criterio non tecnicistico, ma etico, di giustizia sociale. Un criterio non burocratico, ma inquadrato in una dimensione di equità. Un aspetto, questo, tecnicamente controverso, perché in teoria ogni impresa è libera di applicare il contratto collettivo di riferimento, ma moralmente condivisibile e coerente con le sentenze della Cassazione appena citate, senza le quali la legittimità della legge sarebbe più incerta.

Una Regione, la Puglia, approva una legge sui minimi salariali negli appalti. Il Governo ricorre. La Corte costituzionale dà ragione alla Puglia. La Cassazione, nel frattempo, mette in discussione la contrattazione collettiva quale parametro certo cui riferirsi per il rispetto dell’articolo 36 della Costituzione. Governo, Regioni, giudici, parti sociali. Ognuno con la sua legittima interpretazione (anche i giudici non sono unanimi, e questo genera confusione ed incertezze). Non abbiamo ancora regole certe; siamo ancora alla ricerca di un assetto e di un’autorità salariale riconosciuta come legittima ed universale nel nostro sistema di definizione dei livelli retributivi.

La sentenza della Corte sulla legge pugliese ha suscitato forte consenso nelle forze politiche più sensibili alla giustizia sociale, quelle che fanno riferimento al centro-sinistra e nei sindacati. Ma non va dimenticato che il Jobs act conteneva la delega al Governo per l’istituzione di uno standard retributivo minimo applicabile a tutti i rapporti di lavoro dipendenti non coperti da un contratto collettivo. Questa delega non è stata mai attuata per la vigorosa opposizione di chi oggi plaude alla sentenza della Corte costituzionale e chiede un intervento legislativo del Parlamento per stabilire, anche in Italia, un salario minimo. Con riferimento a quanto previsto nel Job act, in maniera un po’ contradditoria, i sindacati stessi, gelosi del loro ruolo, facevano prevalere l’autonomia della contrattazione collettiva come autorità salariale universale sulla legge. Hanno cambiato idea (a parte, mi pare, la CISL). Non c’è niente di male, basta dirlo.

In ultimo, durante una mia lezione ad un corso di formazione, parlando del salario minimo, una giovane corsista mi ha chiesto: «perché si parla sempre di mimino? Noi dobbiamo tendere al massimo».

Fui ben lieto di spostare la discussione su come le retribuzioni riflettono lo stato di salute del nostro mercato del lavoro; sulla catena del valore, sulla produttività del lavoro e sul suo inevitabile legame con il salario, sulle ambizioni dei giovani che oggi chiedono di più, chiedono il massimo.

Ma questo è un altro discorso che, prima o poi, dovremo pur affrontare. Con un vigore almeno pari a quello che riserviamo al minimo.

Leggi anche

Are you sure want to unlock this post?
Unlock left : 0
Are you sure want to cancel subscription?
-
00:00
00:00
Update Required Flash plugin
-
00:00
00:00