Il nostro calcio sta vivendo un momento di recessione, di smarrimento, di varie crisi (emotive, tecniche e tattiche). Rischiamo, seriamente, di non qualificarci per la terza volta consecutiva al Mondiale, le speranze sono affidate a un allenatore-combattente: Rino Gattuso, campione del mondo sul prato verde del 2006, con il maestro Marcello Lippi, sicuramente in grado di dare una scossa freudiana allo spogliatoio azzurro. Vedremo.
Anche perché la Nazionale è formata da giovani spesso in cerca d’autore o da calciatori che, vinta una classifica cannonieri, vedi Retegui dell’Atalanta, preferiscono cedere al canto delle sirene d’Arabia piuttosto che sforzarsi a rendere competitiva la nostra serie A.
Serie A, costretta – che scelta grottesca! – ad andare in Australia, a Perth, per Milan-Como (ventiquattresima giornata, in programma ai primi di febbraio del 2026) per vendere il nostro usurato prodotto. Tutto questo, lo scriviamo da tempo, perché il dribbling è stato sostituito dal marketing.
I nostri vivai sono in affanno, il tatticismo esasperato sta uccidendo la fantasia, il talento che tenta una finta alla Garrincha viene redarguito, guai a uscire dai canoni delle strategie studiate a tavolino!
E il nostro, volendo parafrasare il grande narratore Cormac Mc Carthy, non è, non solo nel football, un Paese per giovani, ma solo per vecchi.
Le promesse rischiano di perdersi in prestiti o in panchina. Pensiamo a Francesco Casarda, 17 anni, goleador del Milan in prestito al Lecce per maturare o a Francesco Pio Esposito, 20 anni, attaccante dall’Inter, che, se non verrà ceduto, dovrà fare da alternativa al neo acquisto Lookmam.
Vorrei qui ricordare che un certo Gianni Rivera debuttò nella massima serie, con la maglia dell’Alessandria, a 15 anni per poi passare al Milan e diventare una leggenda del calcio mondiale. Per non parlare di Zio Giuseppe Bergomi, diventato Mundial in Spagna nel 1982, grazie a una delle tante, felici intuizioni di Enzo Berarzor, l’indimenticabile Vecio del romanzo Azzurro tenebra di Giovanni Arpino, mio maestro di letteratura.
Ha ragione Oscar Buonamano, che tutti voi ben conoscete, un intellettuale con il vizio del pallone, di Zeman aedo: i nostri ragazzi in Inghilterra, ma anche in Spagna, diventerebbero titolari senza senza se e senza ma. Da noi, invece, faticano e sono perennemente sotto pressione, sotto esame.
Insomma: per ritornare ai peana, ai successi, alle epiche conquiste basta con i timori e i tremori e spalanchiamo le porte della prima squadra ai nostri ragazzi. Lavoriamo sui vivai e raccontiamo ai giovani le storie esemplari di Gaetano Scirea, Giacinto Facchetti, Pablito Rossi e Luca Vialli prima di ogni allenamento. Non tutto (ancora) è perduto.
