Vaiolo, se lo vedi (e lo conosci) lo eviti

Carla Petrocelli

Questa fotografia, scattata a Leicester nel 1901 dal dottor Allan Warren, medico del Leicester Isolation Hospital, mostra le drammatiche differenze esistenti tra due ragazzi esposti alla stessa fonte di contagio del vaiolo. I due tredicenni erano stati inavvertitamente in contatto con un terzo compagno di classe che non aveva alcuna copertura vaccinale: in quel periodo, a Leicester, era infatti abbastanza frequente non affidarsi al vaccino.

Resosi conto del rinvigorire di un forte sentimento anti-vaccinazione, il dottor Warren si prodigò nel cercare di sensibilizzare la cittadinanza su quelle che sarebbero potute essere le conseguenze dell’esposizione alla malattia. Credeva che il modo migliore per sfidare le paure e la disinformazione sulla vaccinazione fosse proprio quello di mostrare gli orrori della malattia.

Le sue ricerche vennero pubblicate nel volume Atlas of Clinical Medicine, Surgery, and Pathology nel 1901; la didascalia che accompagna questa immagine cita: «Dei due ragazzi di 13 anni, quello a destra è stato vaccinato, l’altro non lo è stato. Entrambi infettati dalla stessa fonte e nello stesso giorno, quello a sinistra è nella fase acuta di eruzione delle pustole, quello vaccinato, a destra, mostra solo due piccoli punti».

Il vaiolo è stata una delle malattie più letali e contagiose conosciute dal genere umano; ha provocato la morte di più di mezzo miliardo di persone solo nel XX secolo. Si manifestava con sintomi simili all’influenza, progredendo in un’orrenda eruzione cutanea costituita da pustole, piaghe profonde, vesciche piene di liquido che poi si asciugavano con la formazione di croste. Su coloro che avevano la fortuna di sopravvivere, devastanti cicatrici permanenti ne coprivano l’intero corpo e spesso si verificavano anche conseguenze che portavano alla cecità.

Dal 1796, anno in cui il medico britannico Edward Jenner aveva sviluppato il vaccino contro il vaiolo, ci sono voluti ben 183 anni affinché l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne certificasse l’eradicazione globale. Jenner aveva notato che, nelle zone rurali della Gran Bretagna, i mungitori entrati a contatto col pus del vaiolo bovino, presente sulle mammelle delle vacche con pustole simili a quelle del vaiolo umano, erano solitamente immuni al virus che colpiva l’uomo. Il virus vaccinia, più comunemente conosciuto come vaiolo bovino, è una malattia che di solito colpisce il bestiame, ma può anche essere trasmessa alle persone a stretto contatto con gli animali, causandone sintomi lievi.

Nel 1796, il dottor Jenner incontrò Sarah Nelmes, una fattrice che aveva contratto il vaiolo bovino mungendo la sua mucca Blossom: Jenner grattò il pus da una vescica della mano di Sarah e lo inoculò, facendo una piccola incisione sul braccio, al figlio di otto anni del suo giardiniere, James Phipps, che non aveva mai contratto né il vaiolo umano, né quello bovino. Il piccolo James si ammalò di una forma lieve di vaiolo vaccinia da cui si riprese completamente dopo qualche giorno. Jenner tentò poi di esporre il bambino al vaiolo umano, al fine di testarne la sua immunità e, come aveva previsto e con il sollievo di tutti, accertò che Phipps non ne era stato contagiato.

Prima di scrivere e pubblicare il suo lavoro, nei due anni che seguirono, Jenner ebbe cura di ripetere l’esperimento su diversi altri soggetti (bisogna tener presente che all’epoca non erano disponibili conoscenze microbiologiche per definire con rigore scientifico i meccanismi d’azione del vaccino). Tuttavia, nel 1798, li rese noti in un volume dal titolo An inquiry into the causes and effects of the Variolæ Vaccinæ, sottolineando la sua decisione di identificare questa nuova tecnica con la dicitura inoculazione del vaccino o, in forma abbreviata, vaccinazione, derivando questa parola dal latino vacca, mucca.

Conseguenza immediata di questa pubblicazione fu l’ampia ridicolizzazione del dottor Jenner da parte dei suoi detrattori, in special modo gli esponenti del clero, che si appigliarono alla ripugnante pratica e alla iniquità di inoculare materia proveniente da un animale malato, paventando il timore di acquisire anche i vizi delle vacche. Una vignetta satirica del 1802 – The Cow Pock or the Wonderful Effects of the New Inoculation! – di James Gillray mostra proprio l’esplosione di pustole a forma di testa di vacca in seguito alla vaccinazione cui si erano sottoposti i coraggiosi volontari.

Gli ovvi vantaggi della vaccinazione e la protezione che forniva ebbero la meglio, tanto che divenne presto una pratica diffusa. L’importanza di questa scoperta scientifica tende a passare inosservata nella società moderna, proprio perché la malattia è stata dichiarata ufficialmente eradicata il 9 dicembre del 1979.

Il vaiolo, tra tutte le febbri eruttive, si è prestato molto bene all’illustrazione fotografica. In quella fornita dal dottor Allan Warner, si riescono a identificare molto distintamente le diverse fasi e le varietà della malattia. Il loro valore è ancora più prezioso se si tiene conto che il progresso dell’eruzione cutanea è illustrato mediante una serie di immagini, scattate rispettando una cronologia temporale crescente, di uno stesso paziente. Consiglio, pertanto, a tutti di sfogliare il prezioso volume del 1901, Atlas of Clinical Medicine, Surgery, and Pathology. Sebbene vi siano immagini molto forti, rappresenta indubbiamente un modello che risponde alla disinformazione dilagante e alle preoccupazioni sulla pratica della vaccinazione.


Per approfondire

Edward Jenner, An inquiry into the causes and effects of the variolæ vaccinæ, a disease discovered in some of the western counties of England, particularly Gloucestershire, and known by the name of the cow pox, London: Sampson Low, 1798.

Atlas of clinical medicine, surgery, and pathology, University of Leeds, London: New Sydenham Society.

Dr Jenner’s House, Museum and Garden

Leggi anche