Il falso conflitto tra salute ed economia

Marco Panara

Quasi 15 mesi di pandemia dovrebbero averci insegnato che le chiusure riducono i contagi, i ricoveri e i decessi e le riaperture aumentano i contagi, i ricoveri e i decessi.

Bolzano a un certo punto sembrava avere una situazione migliore e tenne aperti i ristoranti, l’affare fu breve, nei periodi successivi Bolzano è stata zona rossa a lungo. E la Sardegna? Quell’isola meravigliosa è stata l’unica a tingersi di bianco, allargando quindi le maglie ai contatti, e tristemente si è ritrovata rossa. Quasi tutti i territori hanno avuto oscillazioni e si sono tinte di giallo, di arancio e di rosso in periodi diversi. La ragione è che poiché il virus circola ancora largamente quanto più sono possibili i contatti tanto più sono probabili i contagi.

E allora?

Chiudere tutto anche per lunghi periodi non basterebbe perché alla prima riapertura i contagi tornerebbero a salire; nello stesso modo sarebbe criminale aprire tutto perché il numero delle vittime sarebbe altissimo. La via d’uscita, anche questo ora lo sappiamo e l’esperienza di Israele lo conferma, è la vaccinazione di massa che è l’unico modo per ridurre la circolazione del virus e consentire di aumentare quella delle persone.

In mezzo, nel tempo che passa dalla diffusione del virus alla vaccinazione di massa, la strategia seguita da gran parte dei paesi è stata quella di ridurre i contatti tra le persone per consentire di contenere i contagi in modo da poter curare le persone contagiate.

Stando così le cose, pensare che ci sia un conflitto tra l’approccio sanitario e quello economico al problema che ci troviamo ad affrontare è sbagliato, per il semplice fatto che l’esperienza ci dimostra che aprire troppo o troppo presto (approccio economico) porta rapidamente a chiusure più drastiche, così come chiudere troppo o troppo a lungo (approccio sanitario) non risolve il problema perché non cancella il virus.

In un contesto drammatico come quello che stiamo vivendo da febbraio del 2020 l’unica discussione sana e sensata dovrebbe riguardare la ricerca dell’equilibrio migliore tra ciò che è consentito e ciò che non lo è per mitigare i contagi e poter curare tutti, evitando sacrifici non necessari e facendo invece con rigore tutti quelli necessari, sapendo che le ragioni della salute e quelle dell’economia coincidono se non oggi già nel breve periodo, perché aprire inopportunamente oggi e richiudere tra una settimana per un periodo più lungo non è un affare per nessuno.

Più difficile e delicato è far sì che quell’equilibrio tenga conto anche della tenuta sociale e questo è il punto sul quale la politica dovrebbe fare al meglio la sua parte. Perché i limiti di quella tenuta dipendono molto dalla fiducia dei cittadini nella serietà delle scelte e nella competente valutazione dei dati sulla base dei quali viene costruito quell’equilibrio, e vengono abbassati da polemiche opportunistiche, da delegittimazioni partigiane, da proposte non basate sui fatti e quindi tanto rosee per chi le ascolta quanto pericolose per tutti, compresi quegli stessi che ad esse danno credito.

Purtroppo la destra italiana non riesce ad essere seria neanche quando la situazione lo è come non mai, e sembra non pagare la sua inadeguatezza evidente anche quando è nella stanza dei bottoni e non sa quali premere, come dimostra la gestione della crisi sanitaria in Lombardia. La destra ha la responsabilità di abbassare con i suoi stucchevoli attacchi il livello della tenuta sociale, la sinistra dal canto suo non fa molto per alzarli, come se la sua sensibilità fosse assopita.

Abbiamo ancora molti mesi difficili davanti e l’augurio è che il calendario di riaperture appena annunciato abbia trovato quell’equilibrio e che non venga interpretato come un liberi tutti.

Ipotizzando che con l’80 per cento di italiani immunizzati il virus riduca sostanzialmente la sua circolazione, per arrivare a quella meta dovranno essere inoculate circa cento milioni di dosi di vaccino (due per ciascuno dei 48 milioni che rappresentano l’80 per cento della popolazione del paese): siamo vicini a 20 milioni, un quinto del totale. Se dai primi di maggio si arriverà a 500 mila vaccini al giorno ci vorranno 80 giorni, o più realisticamente tra 100 e 120, è questo il pezzo di tunnel che ci resta da percorrere prima di vederne, forse, la fine.

Non è troppo chiedere per questo periodo non infinito una pausa di serietà e di sobrietà alla politica. Poi, cari politici, potrete tornare a dare a dare il peggio, e almeno qualcuno auspicabilmente il meglio, di voi stessi.


La foto che accompagna il testo è di Anastasia Shuraeva

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