Sardegna e Abruzzo, una lezione per il campo progressista

Oscar Buonamano

Domenica si vota per l’elezione del Presidente della Regione Abruzzo e si sceglie tra due candidati, Marco Marsilio, presidente uscente di centro destra e lo sfidante Luciano D’Amico, candidato del campo progressista. Poche volte come in questo caso c’è un’estrema chiarezza per l’elettore: due soli candidati e due schieramenti che li sostengono. Destra contro sinistra o, se preferite, centro destra contro centro sinistra.

Sarà una sfida interessante e tutta da seguire per almeno due buone ragioni.

La prima è che la legge elettorale non prevede il voto disgiunto e dunque la volontà dell’elettore sarà chiara e leggibile. Il centro destra si presenta compatto, come succede nella maggior parte degli appuntamenti elettorali, il centro sinistra schiera tutti i partiti dell’area progressista con il proprio candidato e questo rappresenta una novità, quasi, assoluta.

La seconda è che queste elezioni si svolgono dopo l’affermazione di Alessandra Todde, candidata del centro sinistra, in Sardegna. Per questa ragione il voto per l’Abruzzo, nel caso di vittoria del centro sinistra, assumerebbe anche una valenza nazionale, ovvero, sarebbe un segnale di allarme per il centro destra che subirebbe la seconda sconfitta elettorale consecutiva su due, in regioni che amministrava.

«Il risultato può essere casuale, la prestazione no» è una delle frasi cult di un allenatore cult del calcio italiano, Zdeněk Zeman. Vuol dire che è molto importante costruire bene la squadra, il suo gioco, governare le sue dinamiche interne, perché così facendo il risultato positivo arriverà in ogni caso. Viceversa, se si punta solo sul risultato, quest’ultimo può anche arrivare, ma non è, sempre, foriero di buone notizie. Non è sempre indicatore di buona salute.

Lo si è visto con la vittoria del centro sinistra e di Alessandra Todde in Sardegna. La scelta di una candidata con un curriculum importante, avere costruito il programma elettorale e di governo in modo condiviso e dal basso, ha portato grande armonia all’interno della coalizione e ha favorito il risultato positivo delle elezioni. Viceversa, la scelta del candidato del centro destra non ha goduto delle stesse condizioni. Innanzitutto, è stata imposta da uno dei partiti della coalizione, Fratelli d’Italia, e mal sopportata da uno dei partner, la Lega di Matteo Salvini. La forzatura del partito di Giorgia Meloni esercitata per la candidatura di Paolo Truzzu, ha prodotto un esito negativo per tutta la coalizione.

Mentre scrivo non sappiamo come andranno le elezioni in Abruzzo, chi le vincerà, una cosa possiamo dirla con certezza: il campo progressista è compatto e coeso sul proprio candidato come raramente è accaduto in passato.

Luciano D’Amico, già rettore dell’Università degli studi di Teramo, ha molti tratti in comune con la candidatura vincente della Todde in Sardegna. Un buon curriculum, un programma elettorale e di governo condiviso e costruito dal basso che ha saputo mettere insieme tutte le forze progressiste. Sono due persone stimate, per bene ed educate.

L’aver messo al centro di tutto la qualità della persona in grado di rappresentare una coalizione che così ampia lo è stata raramente in passato, ha prodotto già risultati positivi.

Il primo riguarda l’andamento positivo della campagna elettorale che ha registrato un crescendo di consensi attorno alla figura di D’Amico. E se prima della sua candidatura i sondaggi indicavano un distacco molto ampio tra le due coalizioni, tutto a favore del centro destra, oggi non è così. Oggi le due coalizioni appaiono molto vicine e il risultato finale potrebbe non essere già scritto.

Il secondo, e più importante, è che sembra si sia tracciata una rotta, una metodologia per la scelta del candidato o della candidata dalla quale non si può più tornare indietro: conta la qualità della persona più dell’appartenenza a questo o quel partito. Conta il suo curriculum, conta quello che ha fatto nella vita, contano le proposte da mettere in campo, conta la capacità di tenere unita la coalizione, conta la preparazione individuale.

C’è ancora molto da fare per il campo progressista in Abruzzo e in Sardegna come nel resto d’Italia. Per esempio, lavorare in modo altrettanto serio e costruttivo sulla composizione delle liste che sostengono il candidato o la candidata, anche su questo terreno si possono recuperare molte posizioni e restituire ai cittadini che vanno a votare la voglia e l’orgoglio di appartenenza.

Molto però è stato fatto.

Indipendentemente dal risultato finale il campo progressista ha imparato molto dalle elezioni della Sardegna e dell’Abruzzo: ha fatto suo un metodo di lavoro. È questa la cosa più importante, il bene più prezioso. Il metodo che da oggi deve guidare la costruzione di ogni competizione elettorale.

Per tornare alla metafora calcistica, la prestazione c’è stata, c’è, adesso bisogna andare a vincere la partita, le partite.

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