L’angolo Pi greco

Pietro Greco

L’angolo pi greco è un piccolo dizionario a puntate di termini scientifici di interesse generale, persino filosofico: ecco quello che ci proponiamo. Sì certo l’impresa è ardua, per molti versi velleitaria. Ma, sfidando il buon senso, mi ci accingo per dare un modesto contributo a sfatare un mito, il mito secondo cui la scienza non sarebbe cultura. Cultura vera. E la conoscenza scientifica non sarebbe vera conoscenza. Conoscenza profonda.

Questo mito si rinnova nel tempo e viene sbandierato ormai da troppe parti dimentiche che la scoperta della ragione, avvenuta tra la Ionia e la Magna Grecia, quasi tre millenni fa, costituisce l’atto fondativo della cultura occidentale.

Quello della scienza priva di conoscenza è un mito pericoloso. Ma è, soprattutto, un mito così privo di fondamenta da apparire ridicolo. E spero che la semplice consultazione già dalla prima voce di questo dizionario serva a dimostrarlo.

La scienza ha un valore culturale in sé. E ricordarlo è semplicemente richiamare l’ovvio. Ma la scienza ha una dimensione culturale che va ben oltre il suo stretto ambito. Le conoscenze prodotte dalla scienza da almeno un mezzo millennio a questa parte sono il motore principale di quell’innovazione tecnica attraverso cui l’uomo – anzi, da questo momento parleremo di umani, perché la parola uomo sembra riferirsi solo ai maschi della specie Homo sapiens ed escludere le donne – rielabora incessantemente il suo rapporto con l’universo che lo circonda.

Un antropologo direbbe che le conoscenze prodotte dalla scienza sono la cultura che sta rimodellando il mondo. Ma la scienza è molto più della cultura del fare (che in ogni caso non è poca cosa). In questi ultimi cinque o sei secoli (il Rinascimento è anche Rinascimento della scienza) la scienza è stata la cultura che ha maggiormente informato di sé la percezione che noi abbiamo di noi stessi e dell’universo che ci circonda. Le conoscenze prodotte dalla scienza dal XVII (anzi, dal XV) secolo fino a oggi si sono rivelate il motore principale dell’innovazione di pensiero con cui gli umani rielaborano il loro rapporto con l’universo che li circonda. In altri termini la scienza si è rivelata di gran lunga il fattore principale di sviluppo del pensiero, anche filosofico e artistico.

Un filosofo direbbe che le conoscenze prodotte dalla scienza sono la cultura che sta rimodellando la visione del mondo.

Scrivo tutto questo spero senza enfasi e comunque senza alcuno sciovinismo scientista. Ho cercato di dimostrare, in altre mie modeste opere, che la filosofia è il faro che guida ogni scienziato nella sua ricerca. Per dirla con Albert Einstein, la scienza senza filosofia, ove anche fosse possibile, sarebbe una ben arida attività.

Tuttavia la filosofia e anche l’arte, letteratura compresa, si alimentano di conoscenza scientifica e con essa si rinnovano. Cosicché, da almeno quattro secoli, non è più possibile pensare a una filosofia che ignori e faccia a meno delle conoscenze scientifiche.

Naturalmente, gli scienziati che sanno di filosofia e di arte non hanno la minima pretesa di aver risolto, o affrontato in modo esauriente, anche solo alcuni dei grandi temi su cui da sempre riflettono la filosofia e l’arte. Questi temi restano ancora saldamente nel dominio dei filosofi e, in diverso modo, degli artisti. Tuttavia la riflessione filosofica – fermiamoci a quest’ultima – non solo non può trascurare i risultati ottenuti dalla scienza, ma deve rispettare i vincoli, stringenti, che la conoscenza scientifica pone. All’interno di questi vincoli i filosofi possono muoversi liberamente. Ma non possono superarli senza pagare un prezzo salato. E il prezzo o è la perdita di rigore o è la perdita di aderenza con la realtà.

Ciò non significa che la filosofia sia subordinata alla scienza. Questi due grandi ambiti della conoscenza umana hanno una reciproca e profonda influenza. Perché se è vero che la scienza senza filosofia, se anche fosse possibile, sarebbe una ben arida attività, è anche vero che la filosofia che non tenesse conto della scienza, ove anche ciò fosse possibile, sarebbe come pestar l’acqua in un mortaio.

In definitiva, la conoscenza scientifica e la conoscenza filosofica si sostengono a vicenda. In assenza l’una dell’altra, entrambe cadono rovinosamente.

Il dizionario, dunque. Non sarà né vuole esserlo un dizionario di filosofia. E neppure un dizionario di filosofia della scienza. Materie che sono fuori dalla competenza dell’autore. Questo dizionario ha una ben più modesta ambizione. Ricordare come la conoscenza scientifica abbia contribuito a modificare i concetti primari dell’esperienza umana. I concetti di realtà. Di spazio e di tempo. Di sé e di altro da sé.

I cambiamenti imposti dalla conoscenza scientifica alla ridefinizione di queste esperienze primarie degli umani sono dei vincoli per i filosofi.

In questo doppio senso i termini scientifici che di volta in volta proporremo sono di interesse filosofico. Perché riguardano la percezione che noi tutti abbiamo di noi stessi e del mondo. E perché sono vincoli che indirizzano la creatività, autonoma ma non indipendente, della riflessione dei filosofi (e degli artisti, letteratura compresa)

Il dizionario, pertanto, sarà asimmetrico. Si soffermerà di più su alcuni concetti, meno su altri. E altri ancora li ometterà. Spero che le omissioni possano essere recuperate nel tempo. Ma l’asimmetria è un carattere necessario di questa impresa che è insieme modesta e ambiziosa. Perché riflette il giudizio soggettivo, necessariamente soggettivo, sulla profondità del cambiamento che la conoscenza scientifica ha prodotto nelle diverse componenti che concorrono alla nostra visione del mondo.

La mancanza di completezza non farà, probabilmente, grandi danni. Perché la prima e più grande ambizione di questo dizionario non è quello di fornire pillole di conoscenza scientifica e/o filosofica, né tantomeno quello di proporre una chiave univoca e definitiva di interpretazione delle conoscenze scientifiche e filosofiche. L’ambizione di questo dizionario, piccola ma non piccola, è di stimolare i lettori ad approfondire e ad accendere la passione per i grandi temi proposti dalla scienza e dalla filosofia (e dall’arte). Insomma, intendiamo stimolare altre e variegate letture.

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