Roberto Vannacci e il popolo dei reazionari

Luigi Vicinanza

Stratega. Uno stratega della reazione. Il generale Roberto Vannacci è un militare esperto, di valore, abituato a studiare le sue mosse. Sui campi di battaglia come nei palazzi del potere. Non ama improvvisare. Una carriera invidiabile nei reparti d’élite dell’Esercito italiano, costellata di rischiose missioni all’estero: Iraq, Afghanistan, Somalia, Ruanda, Yemen, Bosnia, Libia. Così anche il suo libro Il mondo al contrario sta avendo l’effetto che evidentemente l’autore auspicava mentre, pagina dopo pagina, lo scriveva con fredda perfidia. 355 pagine, autoprodotto, corredato del suo indirizzo mail personale e dell’indicazione dei profili Facebook e LinkedIn per ampliare la rete dei contatti social. In un futuro prossimo può venire utile.

Il libro di Vannucci, infatti, è il manifesto del pensiero reazionario di questi tormentati anni ’20 del millennio. In esergo una frase corredata di foto del più grande filosofo italiano del ’900, Benedetto Croce: «Strani questi italiani: sono così pignoli che in ogni problema cercano il pelo nell’uovo. E quando l’hanno trovato, gettano l’uovo e si mangiano il pelo». Quasi un modo per avvertire il lettore: mi rifaccio – sembra sottintendere il generale – al padre del liberalismo, all’intellettuale antifascista, dunque non potete tacciarmi di estremismo. Pagina successiva, nella nota dell’autore Vannacci consiglia la lettura «ad un pubblico adulto e maturo» e «declina ogni responsabilità in merito a eventuali interpretazioni erronee dei contenuti del testo e si dissocia, sin da ora, da qualsiasi tipo di atti illeciti possano da esse derivare». Lo stratega si salva la coscienza: lui si limita a scrivere, poi se altri leggendolo dovessero mettere in pratica «atti illeciti» non sarà colpa sua. Ma quali atti illeciti possono derivare dalla lettura di un libro? E perché poi? Strano modo di presentarsi al pubblico dei lettori.

Anche se Vannacci si appella al buon senso, in realtà ha piazzato un campo minato sul già accidentato cammino della destra di governo. Dando voce ai pensieri più retrivi e sconvenienti nei confronti di gay, femministe, ecologisti, donne emancipate, persone di colore, non attacca solo un certo mondo di sinistra, ma implicitamente mette nel mirino anche l’attuale destra di governo.

Si sa, Giorgia Meloni ha l’ambizione di accreditarsi in Europa come leader di una forza conservatrice, distante tuttavia dalle pulsioni estreme che affollano il suo schieramento. Vannacci invece ci va giù duro, giudizi violenti, razzisti, omofobi. Ma non è voce dal sen fuggita, la sua. Ci ha lavorato a lungo al libro; si è confrontato, racconta egli stesso nei ringraziamenti, con più persone. Ha già una sua rete di sostenitori, presumibilmente anche nelle gerarchie delle forze armate. Se il ministro della difesa, Guido Crosetto (Fratelli d’Italia), si è comportato da uomo delle istituzioni rimuovendolo dall’attuale incarico e promuovendo un’inchiesta interna, il vicepremier Matteo Salvini gli ha telefonato per solidarizzare.

Il capo della Lega si prepara alle prossime elezioni europee, giugno 2024, spostandosi sempre più a destra della Meloni. Vuole un’alleanza con la francese Marine Le Pen, spinge per un governo della UE in cui ci sia spazio per le formazioni antisistema. Vannacci è organico a questa visione.

Nel libro attacca il socialista Frans Timmermans, da un decennio uomo forte della Commissione europea, dimessosi dall’incarico martedì 22 agosto per candidarsi come premier della sua nazione, l’Olanda, a capo di un’alleanza socialisti-verdi. Timmermans è la mente dei programmi green dell’Unione, aspramente criticati dal generale. Che non risparmia neppure la giovane Greta Thunberg, l’attivista ambientalista svedese che fa andar di matto i negazionisti di casa nostra. Nel libro ce n’è anche per l’ex ministro verde Alfonso Pecoraro Scanio, oggi vicino al gruppo dirigente del Movimento 5 Stelle.

Insomma, un testo tutto politico, in linea con l’aggressiva narrazione quotidiana dei giornali di riferimento della destra italiana. Per il popolo dei reazionari, vecchi e nuovi, ecco però la novità: ha finalmente trovato il suo generale.

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