Quale destra senza Berlusconi?

Giovanna Casadio

Saranno raccontati in molti modi i giorni del lutto per la morte di Silvio Berlusconi. Ma di certo sono stati i vincitori ad averne voluto celebrare le esequie e il ricordo con tanta enfasi e dismisura. Un modo per inneggiare anche a sé stessi, al centrodestra trionfante nelle politiche del 2022. Però Giorgia Meloni e Matteo Salvini non si sono resi ben conto di avere glorificato un leader trasformandolo in un monarca. I funerali della regina Elisabetta in Gran Bretagna sembravano al confronto «una pratica domestica svolta nell’orto di casa tra le petunie»: ha scritto Concita De Gregorio sulla Stampa.

E i monarchi hanno regni. Il regno della destra ora traballa tutto.

Non è più solo la sorte di Forza Italia a essere in balia di un futuro incerto. Di sicuro è soprattutto il partito personale (che non si è ridotto proprio al lumicino alle ultime elezioni, ma ha raccattato l’8,1% grazie al traino di Silvio) a risentire della morte del capo.

Antonio Tajani, il coordinatore forzista, ha mostrato subito di mettercela tutta per sopire gli attriti ed evitare la diaspora, già peraltro cominciata con figure di spicco del berlusconismo come le ex ministre Mariastella Gelmini e Mara Carfagna passate ad Azione di Carlo Calenda. Ci sono le incognite dei finanziamenti futuri al partito da parte della famiglia Berlusconi. Gli incarichi da distribuire. Una organizzazione da ricalibrare completamente con tanto di presidente da eleggere (pro tempore sarà nominato Tajani) e di simbolo da tutelare. Valutare una successione dinastica (alla figlia Marina o al figlio Luigi) oppure un passaggio politico o politico-dinastico (alla compagna Marta Fascina). E al primo banco di prova, che sono le europee del 2024, la scommessa è di restare almeno su una linea di galleggiamento, quindi oltre il 4% come lista di Forza Italia.

Proprio l’esaltazione del leader-monarca però mette la destra in una prospettiva difficile e non solo per il rischio di sgretolamento di Forza Italia che in definitiva era diventata un peso leggero in fatto di consensi, seppure importante per la maggioranza parlamentare con i suoi 44 deputati e 17 senatori.

Ma Berlusconi aveva perso potere nel centrodestra, surclassato in termini di consensi nel 2018 da Salvini e nel 2022 da Meloni. Già cinque anni fa all’uscita dai colloqui al Quirinale spettò a Salvini, essendo il più votato, illustrare ai giornalisti i punti discussi con Mattarella. Berlusconi si dovette limitare ad accompagnarli conteggiandoli con le mani, per dire che erano stati concordati. Un fermo immagine che la dice lunga sui rapporti di forza nel centro destra. Con l’ascesa di Fratelli d’Italia e di una donna a Palazzo Chigi, lo spazio politico del Cavaliere è ancora diminuito. Anche qui fotografato da quell’appunto su Meloni: «Supponente, prepotente, arrogante e offensiva».  Rubato (forse) con un formidabile zoom sullo scranno di Palazzo Madama al senatore Silvio, a cui la presidente del Consiglio aggiunse: «Manca: non ricattabile». E la storia della destra ricominciava da lì.

Aveva sì moral suasion da spendere Berlusconi, in particolare relazioni internazionali da portare in dote al governo e strade da indicare (come l’accordo tra Ppe e conservatori nell’europarlamento), però aveva perso centralità. Il centrodestra di cui era stato l’artefice nel 1994 prima (federando Lega Nord e An-Msi), e dopo nel 2007 (lanciando il Popolo della Libertà), è storia passata da un pezzo. La destra attuale si muove su altri binari.

Ecco però che l’osanna al leader da morto, lo resuscita come il dominus assoluto, che non era più. A subire contraccolpi adesso è destinata la destra intera e potrebbe esserlo anche il governo.

«Non se ne conosce la dimensione e la direzione – ha detto un ex berlusconiano e politico di lungo corso, ora in Azione, Osvaldo Napoli – però la conseguenza è certa». Niente nella destra sarà più come è ora. Fratelli d’Italia intanto fa sapere che non apre le porte a eventuali transfughi forzisti. Non subito. Giorgia Meloni ha tutto l’interesse a un andamento lento e a congelare le cose. Le scosse non fanno bene al governo.

Pronto a ingrossare le file del centro con i forzisti, potrebbe essere Matteo Renzi, ma la frattura tra il leader di Italia Viva e Carlo Calenda, gli insulti volati, hanno reso meno attrattivo il fu-Terzo Polo.

La destra navigherà a vista per un pezzo. C’è chi è pronto a scommettere che certamente la scomparsa di Berlusconi rafforza Meloni. È la previsione più facile, perché la leadership della destra oggi è nelle mani dei meloniani e della premier. Ma da qui a raccogliere il testimone del berlusconismo ne corre. C’è da varcare il guado verso un conservatorismo moderato, che non appartiene ai meloniani, i quali in Europa si tengono lontani dal Ppe e si sono accasati con Ecr, dove dimorano anche i post franchisti di Vox. E se fosse Salvini ad alzare il tiro per ritrovare centralità?

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