27 gennaio, per non dimenticare della barbarie dell’uomo contro l’uomo

Oscar Buonamano

Il 27 gennaio del 1945 le truppe dell’Armata Rossa aprirono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz e liberarono i pochi sopravvissuti alla follia nazista. Questa data segna dunque la fine dell’Olocausto, «un capitolo della lunga storia della barbarie dell’uomo contro l’uomo».

Nei campi di concentramento gli uomini, le donne e i bambini non erano più persone umane, ognuna con la propria personalità e individualità. Erano, tutti, parte di un meccanismo, di un lugubre meccanismo.

Cancellare l’umano dell’uomo, ridurre tutto ad un numero, e infine ucciderli.

Anche e soprattutto per queste ragioni il modo migliorare per onorare tutte le vittime della Shoah è ricordare la storia di ognuno di loro. Restituire un nome, un volto ad ognuno di loro.

Per questa ragione oggi ricordiamo Istvan Reiner, grazie ad un disegno di Anto Sullo.

Anto ha lavorato su una foto donata all’United States Holocaust Memorial Museum che ritrae Istvan, ignaro della sorte a cui andava incontro. Istvan Reiner era nato a Nyiregyhaza in Ungheria nel 1940 e aveva quattro anni.

La foto è stata restaurata e ritoccata da Tom Marshall, della Photografix di Nottingham e fa parte di un gruppo di foto donate dai familiari delle vittime a diversi musei della memoria.

Si calcola che furono almeno un milione e mezzo i bambini e le bambine uccise dai nazisti. Tra questi circa un milione erano ebrei.

A tutti quei bambini e quelle bambine il mio e il nostro pensiero oggi nel Giorno della Memoria con una poesia di Joyce Lussu, Un paio di scarpette rosse.

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”.
C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C’è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.


Il disegno che accompaga l’articolo è di Anto (Italia). Antonio Sullo, napoletano, in arte Anto. Laureato in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. La sua creatività spazia liberamente dalla grafica pubblicitaria, all’illustrazione, dal disegno di stile, alla satira, all’elaborazione digitale. Docente di Storia dell’Arte ed Immagine. In occasione dell’anniversario dell’elezione di Papa Francesco al soglio petrino, inaugura ad Assisi Anto Sullo Il nostro Francesco. 2013-2019 il cammino di Papa Bergoglio in vignette, la prima mostra di vignette che si ricordi interamente dedicata ad un Pontefice.

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