Lubiana, Ljubljana

Domenico Potenza

Lubiana è una di quelle rare città che conserva, impressa nella struttura urbana, il segno forte dell’architettura che l’ha generata. Una città che porta con sé, tracce indelebili della creatività e della originalità di uno dei grandi maestri della modernità mitteleuropea Jože Plečnik. Una modernità altra che non ha mai rinunciato alla tradizione e ha stabilito un dialogo concreto con l’architettura dei luoghi. Un’espressione ricca e misurata di uno stile personale che fanno della attuale capitale slovena una sorta di città d’autore. Un autore che ha lasciato un patrimonio inequivocabile di progetti e realizzazioni che ancora oggi, nonostante il tempo e lo sviluppo delle trasformazioni che ne consegue, conserva intatto il fascino della sua coinvolgente bellezza.

Il fiume Ljubljanica, da cui prende nome la città, assume grande importanza per il disegno della città; Plečnik coglie l’occasione per trasformare l’elemento naturale in una sorta di grande spazio pubblico urbano che attraversa tutto l’abitato. «Plečnik costruì questo asse come una sinfonia o un bel racconto: inizia con una ouverture di note lunghe orizzontali, di rive e strade su ambedue le sponde, fiancheggiate da viali alberati sugli argini terrazzati».

Un lavoro sartoriale di ricucitura urbana attraverso elementi di rimando da una sponda all’altra collegate da alcune delle opere architettoniche più belle, come: il ponte dei Calzolai (1933), pensato come una vera e propria piazza in affaccio sull’acqua; i Tre Ponti (1929-1932) con le due ali pedonali che affiancano l’originaria campata centrale in pietra; fino alla monumentalizzazione degli argini, con la realizzazione del lungo tratto del Mercato coperto (1940-1944), interrotto da due logge ornate da colonne ed attraversato dal monumentale Ponte dei Macellai (un ponte coperto mai realizzato). Più avanti si conclude questa parte monumentale del fiume e da quel punto riprendono le sistemazioni dei viali alberati che lo accompagnano al suo arco di trionfo come lo chiama Peter Krečič «non vi è altro modo per definire la composizione monumentale delle tre torri con congiungimenti trasversali che nascondono la meccanica dell’impianto delle chiuse (Zapornice). È l’ultimo accordo, un saluto alla Ljubljanica che lascia la città».

Una successione di progetti e realizzazioni capace di entrare a contatto con il corpo vivo della città fino a modificarne i modi e le forme del suo affaccio sull’acqua. Il fiume nel suo scorrere diventa la spina dorsale dello spazio pubblico, il suo asse portante, che attraversa gli affacci principali dei palazzi, degli slarghi e delle piazze, esibendo tutta la bellezza della sua natura.

Il grande lavoro di Plečnik, tuttavia, non riesce a trovare compimento e della sua lunga carriera di progettista restano più numerosi i progetti delle realizzazioni, anche per la sua grande generosità nel produrre aggiornamenti e variazioni in ogni occasione in cui si misurava con i temi della riqualificazione degli spazi urbani. Purtroppo, negli ultimi decenni del ’900, dopo la dichiarazione di indipendenza e l’apertura della Slovenia al resto d’Europa, la città registra una sensibile disgregazione dei suoi spazi pubblici urbani ed il fiume perde progressivamente lo spirito aulico che le realizzazioni del maestro gli avevano conferito, fino a cedere quel ruolo di protagonista della scena urbana, al caotico sistema di traffico veicolare che relega gli spazi in affaccio sulle sue sponde a luoghi per il parcheggio indiscriminato.

Questa nuova condizione mina il fascino complessivo del centro storico e produce un sostanziale allontanamento delle principali attività pubbliche e commerciali a beneficio delle immediate periferie, con conseguente abbandono dei residenti che, poco a poco, si trasferiscono in altre zone della città, innescando un processo di periferizzazione del centro. Una situazione che diventa insostenibile e che minaccia alla radice il ruolo strategico immaginato da Plečnik per la città, alla quale si prova a dare risposte a partire dai primi anni del nuovo millennio.

A partire dal 2004, infatti, il municipio di Lubiana avvia un progetto ambizioso, con il coinvolgimento di imprese, banche ed aziende pubbliche e private, per restituire al centro della città il suo ruolo di grande catalizzatore del fascino e dell’economia cittadina. Un investimento di oltre 20 milioni di euro e la costruzione di un programma articolato di interventi coinvolge molti giovani studi professionali della città, attraverso l’organizzazione di concorsi pubblici (oltre 40) per la realizzazione di progetti in massima parte legati all’infrastruttura urbana della Ljubljanica, dal centro alle aree più periferiche della città.

Il fiume torna a riconquistare quel ruolo guida, all’interno di questo sistema, soprattutto a partire dalla rivisitazione di molte delle originarie idee lasciate sulla carta da Plečnik. L’obiettivo principale fu quello di arginare lo svuotamento del centro storico potenziandone la qualità attrattiva dei suoi spazi, a cominciare dalla qualità dell’aria (allontanamento del traffico veicolare) e dalla restituzione del suolo pubblico necessario alle relazioni quotidiane ed alle attività dei residenti e, nello stesso momento, capaci di attrarre turisti e visitatori per ammirare la bellezza della sua storia e dei suoi monumenti.

Oggi tutte le sponde del fiume sono pedonalmente accessibili, sia nella loro percorrenza lungo le rive sia nelle intersezioni con il tessuto urbano adiacente. Uno spazio pubblico unitario, seppur (come già immaginato da Plečnik) realizzato a partire da specifici progetti singoli, che restituiscono al centro storico della città quel potere di attrazione indispensabile per contrastare gli effetti di svuotamento e degrado.

Al progetto di riqualificazione delle sponde sulla Ljubljanica viene conferito nel 2011 il Premio del Consiglio Europeo degli Urbanisti e nel 2012 il Premio Europeo per gli Spazi Pubblici Urbani. Il successo avviato dagli interventi di riqualificazione sulla Ljubljanica rimane solo un episodio di un programma più ambizioso della municipalità, che immagina per la città un futuro ben oltre gli spazi pubblici del centro antico, ponendo l’attenzione sulla riqualificazione e sulla regolamentazione delle nuove espansioni periferiche. Si sperimentano nuovi obbiettivi di sviluppo per il futuro dell’intera regione, in cui la città assume un ruolo centrale in una visione sostenibile estesa alla Lubiana 2025, per la quale gli viene riconosciuto il Premio Fabiani nel 2013 per la Pianificazione Territoriale ed Urbanistica e, soprattutto, il prestigioso Premio per la Capitale Verde d’Europa nel 2016.

Credo sia ancora una volta in questo solco che vada riconosciuta l’attualità della lezione di Plečnik ed in particolare la sua eredità, quella fondamentalmente legata alla sua visione dalla strada, alla sua profonda conoscenza della storia e delle sue modificazioni e all’importanza di riconsegnare la città a chi la vive.


Lubiana, vista del Mercato dal fiume (ph. Sergio Camplone)

Leggi anche

Are you sure want to unlock this post?
Unlock left : 0
Are you sure want to cancel subscription?
-
00:00
00:00
Update Required Flash plugin
-
00:00
00:00