Milano: la street art per la riqualificazione urbana

Carlo Pozzi

La storia di una città come Milano, che ha ormai acquisito un vero e proprio carattere metropolitano, è storia di immigrazione novecentesca, in particolare dal Mezzogiorno d’Italia. Per dare risposte al continuo aumento della popolazione sono stati costruiti quartieri popolari, progettati anche da maestri dell’architettura moderna, a cui si sono addossati interventi abusivi, realizzando brani di periferie spesso molto degradate.

La risoluzione di parte del problema degli alloggi ha lasciato irrisolto il più delle volte il tema dello spazio pubblico, affrontato come tema di arredo urbano, più spesso, recentemente, come occasione di arte pubblica, la cosiddetta street art.

Questo linguaggio artistico ha visto le sue origini negli Stati Uniti degli anni ’70, come espressione di denuncia, grazie a personaggi come Keith Haring; nei decenni successivi arriva in Europa e trova una riconoscibilità mediatica attraverso le operazioni di Banksy e la sua guerrilla art.

La street art ha origini umili: i primi graffiti spontanei su muri ormai consumati dal tempo sono stati visti dapprima come una forma di incomprensibile vandalismo a opera dei ceti meno agiati che abitavano le strade delle città americane.

Costituitosi nel tempo come un vero e proprio movimento, quello dei writers, il graffito ha attirato via via l’interesse delle comunità per i temi trattati: a partire dall’identificazione della popolazione in un luogo, passando per la denuncia di problemi sociali, fino alla comprensione e valorizzazione estetica dell’edificio o dell’angolo urbano su cui si realizza l’operazione artistica.

È cominciato così un processo che ha visto la richiesta di interventi di street art, dapprima con il lavoro volontario di sconosciuti pittori di strada, successivamente con il coinvolgimento di firme che nel frattempo avevano acquistato un certo prestigio.

I temi trattati in questi murales contemporanei svolgono il più delle volte un ruolo politico e civile, altre volte anche il solo fatto di decorare un frammento di città li rende capaci di fare intravedere le possibilità di una trasformazione più complessiva.

Si è così assistito al passaggio da una posizione alternativa alle istituzioni a una collaborazione, talvolta anche con il suggerimento da parte della committenza dei temi da sviluppare con l’arte murale.

Questi progetti mettono spesso in relazione arte urbana e inclusione sociale, facendo sentire protagonisti coloro che la città la abitano, talvolta con un coinvolgimento diretto.

L’obiettivo è quello di definire una nuova consapevolezza del cittadino che riesca a trovare un senso innovativo nei luoghi abitati o solamente attraversati.

Il grande e recente successo della street art e dei suoi autori ha visto aziende scegliere di comunicare il proprio brand attraverso un’operazione artistica, invece della consueta pubblicità: è il caso delle Distillerie Branca, con il duo Orticanoodles, della ditta Campari a Sesto San Giovanni, con un cospicuo numero di artisti, di Big Babol con Pao.

Ma l’operazione più interessante, che da Milano è diventato un esempio generalizzabile ad altre città, riguarda il contributo offerto alla riqualificazione urbana da singoli artisti o da gruppi coordinati sullo stesso tema.

A Milano la street art parla anche il linguaggio della sostenibilità. Nelle immediate vicinanze della Stazione di Lambrate, quartiere in costante evoluzione e oggi meta di artisti e designer italiani e internazionali, si trova l’opera dello street artist Iena Cruz, Anthropocene. Il maxi-murales di Federico Massa è la prima opera mangia smog della città meneghina, grazie alla speciale vernice Airlite con la quale è stato realizzato.

Restando nella parte nord-orientale del capoluogo lombardo, un’altra doverosa tappa nell’ambito della street art è quella presso il quartiere Ortica. Oggi la zona rappresenta un’isola felice della periferia milanese, anche grazie ai diversi progetti di riqualificazione che hanno cambiato il volto dell’ex frazione del comune di Lambrate. Basti pensare agli Orticanoodles, duo di stencil artists (la stencil art è una particolare tecnica in cui stampi e vernici vengono utilizzati per realizzare graffiti) che hanno decorato le mura del quartiere con immagini storiche, naturali e di personaggi della politica italiana del ‘900.

Un’altra interessante iniziativa è quella del murales del quartiere Isola che unisce due palazzine. L’opera si trova in una zona più centrale di Milano, che negli ultimi anni ha assistito a processi di gentrificazione e a un boom edilizio che hanno trasformato quello che era nato come un umile quartiere industriale. Oggi l’Isola è uno dei punti di riferimenti per giovani e turisti: è bello pensare che il messaggio del murales Close the gap, Open your future sia rivolto alle nuove generazioni, che possano costruire una società senza discriminazioni e con eguali opportunità per tutti.

Nel cosiddetto Giardino delle Culture, due muri ciechi hanno visto l’intervento di Millo (Francesco Giorgino) con l’opera Love Seeker e Heart Slingshot con la presenza, significativa e caratteristica della sua ricerca, di bambini all’interno di un denso contesto urbano.

Un’iniziativa interessante del Comune – Muri liberi – ha proposto agli artisti muri da decorare nel contesto di Nolo, lungo un percorso di circa 700 metri. La trasformazione del quartiere ha riguardato soprattutto la composizione sociale, passata da immigrati a giovani professionisti e creativi.

Muri d’artista 2021, a cura di Isorropia Homegallery, ha coordinato la realizzazione di 40 murales a ridosso del parco di via Racconigi, che fanno riferimento alla storia di Milano, realizzati da dieci artisti che hanno reinterpretato personaggi e episodi della storia della città.

Il progetto Corba è un progetto di riqualificazione urbana attraverso un’operazione di street art che prevede la realizzazione di 38 murales, sul tema delle Olimpiadi invernali, nel Villaggio dei Fiori, nel quartiere Lorenteggio. La cura è dell’associazione culturale Stradearts.

Più recentemente, in zona Città Studi, le facciate di via Balzaretti hanno visto l’intervento di Maurizio Cattelan e di Pierpaolo Ferrari, che hanno applicato sugli intonaci le grafiche estratte dalla loro rivista d’arte Toiletpaper.

Nascono così anche operazioni commerciali come Milano street art tour o Street art con l’autore, visite guidate a parti di città riqualificate attraverso gli interventi artistici.

Oppure interventi naïf, come il Castello di Zak, un museo di street art realizzato in un’ex fabbrica abbandonata a Cormano, nell’hinterland milanese.

Il tema della rigenerazione urbana tramite la street art è generalizzabile a molte altre realtà urbane italiane, dal Parco dei Murales a Napoli-Ponticelli, a Bic city life nel quartiere romano di Tor Marancia, al progetto On the wall nel quartiere Certosa di Genova (nell’area a ridosso del ponte crollato e poi ricostruito) e ancora alle facciate dipinte con i murales Habitat nel quartiere di Barriera di Milano a Torino.

Un tema interessante di riflessione sulla street art riguarda la durata. Qualora si assista al suo degrado, è meglio lasciarla cedere all’intervento del tempo, come programmaticamente si proponeva l’opera di Kentridge sui muraglioni del Tevere, o si deve pensare a un restauro conservativo?

Argomenti e temi su cui è stato aperto a Napoli, Inopinatum, centro studi universitario che svolge ricerche e analisi interdisciplinari sulla creatività urbana.

È una novità, visto che la didattica dell’architettura per molti decenni ha in parte dimenticato il ruolo che l’arte può avere per costruire un senso del progetto: dapprima solo la comparsa delle sperimentazioni di land art hanno scardinato il perimetro conoscitivo e la cosiddetta autonomia dell’architettura.

Dovrebbe essere interesse di ogni facoltà di architettura analizzare il rapporto tra arte e città, il contributo che la street art può offrire alla rigenerazione urbana, non solo come interventi spontanei ma all’interno di un programma progettuale concordato tra università e amministrazioni pubbliche.


Le foto sono di Francesco Pozzi

Millo, Giardino Delle Culture, Love Seeker
Millo, Giardino Delle Culture, Love Seeker
Millo, Giardino Delle Culture, Love Seeker
Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, dalla rivista Toiletpaper
Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, dalla rivista Toiletpaper
Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, dalla rivista Toiletpaper
Iena Cruz, Anthropoceano,
Orticanoodles, Orme. Ortica Memoria

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