Matteo Messina Denaro: l’ultimo stragista

Oscar Buonamano

Trent’anni è un tempo lungo. Infinito.

È il tempo della latitanza di Matteo Messina Denaro che coincide con il tempo trascorso dall’arresto di Totò Riina, avvenuto sempre nel capoluogo siciliano il 15 gennaio del 1993.

’U siccu (Matteo Messina Denaro) e ’U curtu (Salvatore Riina), sembrano i nomi dei protagonisti di un film comico di terza visione, sono invece i soprannomi di due tra i più efferati assassini di Cosa nostra, la mafia siciliana. Il primo soldato, il primo dei soldati, il secondo capo dei capi.

Con questo arresto Cosa nostra così come l’abbiamo conosciuta attraverso le indagini, i processi, la saggistica, non esiste più. Continuerà ad esistere la mafia siciliana, ma sarà un’altra cosa, diversa da quella da quella che abbiamo imparato a conoscere dagli anni Ottanta fino ad oggi. Sarà una mafia strutturalmente diversa e di questo ne sapremo di più tra qualche tempo.

Trent’anni, un tempo lungo, infinito.

Tutto è cambiato dal 1993, anno in cui inizia la latitanza di Messina Denaro, tutto è cambiato più di una volta. Anche per questa ragione Messina Denaro, l’ultimo stragista, rappresenta il passato, non solo di Cosa nostra.

Conosce ed è depositario, forse non solo lui, di tutti segreti della mafia degli ultimi trent’anni.

A lui si possono porre, e gli investigatori lo faranno, domande le cui risposte possono chiarire tanti lati oscuri di vicende che hanno un interesse nazionale e sovranazionale.

Dove sono i documenti di Totò Riina?

Dove sono i soldi di Totò Riina e di Bernardo Provenzano?

Dov’è l’agenda rossa di Paolo Borsellino?

Quali sono state le complicità dello Stato con la mafia?

Chi sono gli uomini e le donne della «borghesia mafiosa» che lo hanno protetto e aiutato in questi trent’anni?

E infine, Matteo Messina Denaro, come tutti i più pericolosi latitanti mafiosi, è stato arrestato a Palermo. È a Palermo, dunque, che bisogna cercare, se bisogna continua a cercare.

Trent’anni è un tempo lungo, infinito, ma come ci ha insegnato Giovanni Falcone, «la mafia non è affatto invincibile e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio, molto grave e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni».

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