Milano e la nuova Circle Line

Domenico Potenza

Negli ultimi trent’anni l’aggiornamento tecnologico dei trasporti ferroviari, con la costante riduzione degli impianti e la dismissione di molti scali intermedi e di molte stazioni interne ai grandi centri urbani, ha ingenerato un meccanismo di ristrutturazione dell’intero parco ferroviario nazionale. L’esito di questa continua e progressiva riduzione ha prodotto, soprattutto nelle grandi aree metropolitane come Roma, Milano, Torino, Napoli, Firenze, Bologna, Bari, Palermo, nuovi spazi utili alla riorganizzazione delle città; un’occasione straordinaria in termini di riqualificazione e trasformazione urbana che costituisce opportunità concrete di ricucitura tra centro e periferia e di connessione con il paesaggio circostante.

La riutilizzazione degli scali ferroviari dismessi si configura anche come azione di risarcimento ambientale. Aree nascoste, chiuse, recintate e incustodite, caratterizzate da fenomeni di degrado diffuso ma anche da forme resilienti di rinaturalizzazione, che necessitano di essere bonificate, aree precluse alla utilizzazione da parte dei residenti e della città che oggi possono finalmente essere rimesse a disposizione dei cittadini.

Un caso di grande interesse, sia per l’importanza dell’area metropolitana coinvolta sia per la quantità di superfici e manufatti interessati, è quello dell’anello milanese con la dismissione di ben 7 aree messe a disposizione dalle Ferrovie dello Stato: gli scali Farini, Greco, Lambrate, Porta Romana, Rogoredo, Porta Genova e San Cristofaro, tornano alla disponibilità della città.

Il progetto prevede la realizzazione di una Circle Line, una sorta di grande interfaccia tra la cintura metropolitana milanese e la sua estensione regionale, in particolar modo per quanto riguarda la mobilità (declinata nelle varie forme) e la sostenibilità ambientale, con particolare riferimento alla messa in rete di tutte le aree verdi già disponibili.

Sugli scali (in termini di aree strettamente legate al sedime della dismissione ferroviaria) si concentra invece, con attenzione puntuale, la rigenerazione ecologica delle aree; questo è evidente soprattutto a partire dalle prefigurazioni progettuali proposte dagli studi internazionali invitati ad elaborare scenari per un possibile futuro prossimo.

Sarà questa anche una grande occasione per considerare il verde una vera e propria green infrastructure, come dice l’assessore all’Urbanistica del comune di Milano, «l’obiettivo è, per la prima volta a Milano, pensare il verde come perno del cambiamento». È l’avvio di un lungo percorso di risarcimento alla città, attraverso la restituzione dei terreni ferroviari in disuso, sul quale si innesta un processo di rigenerazione urbana inquadrato in un ampio quadro strategico complessivo in grado di restituire una nuova qualità a tutta l’area metropolitana coinvolta.

La realizzazione della Circle Line corre nel cuore della periferia consolidata della città, attraversando alcune tra le aree più interessanti dello sviluppo urbano del dopoguerra, con la possibilità di ricucire le trame degli insediamenti residenziali, recuperare (attraverso un piano integrato di valorizzazione) la gran parte di aree dismesse a verde attrezzato e riconnettere, intorno all’anello, l’intero sistema della mobilità pubblica e privata.

Il principio fondativo dell’intero programma sembra essere legato ad una strategia di ampio respiro che definisce un quadro di coerenza contestuale sia all’ampia scala del territorio regionale che alle necessità di riqualificazione delle comunità locali. All’interno di questa articolata rete di riqualificazione e potenziamento infrastrutturale del trasporto pubblico urbano e metropolitano, unitamente alla riorganizzazione, all’ampliamento e alla messa a sistema del verde (dalla dimensione rurale a quella cittadina) trova spazio il vero meccanismo di sviluppo economico che genera le risorse necessarie alle trasformazioni in essere: la modificazione delle destinazioni d’uso dei suoli in dismissione. Sono all’incirca 1.200.000 mq di superficie lorda utile che rimettono in gioco volumetrie, residenziali e non, di grande rilievo e che in parte muteranno il volto della città consolitata.

I complessi residenziali che sorgeranno nelle aree destinate alle nuove edificazioni, dovranno prevedere un alto profilo innovativo ed essere caratterizzati da un sostanziale grado di sostenibilità ambientale sia nella realizzazione delle nuove volumetrie che in quella dei nuovi spazi e delle nuove strutture pubbliche urbane, con particolare attenzione alla dotazione di tecnologie intelligenti. Saranno quartieri caratterizzati da una limitata mobilità carrabile privata e ad alta copertura di rete wi-fi; con la presenza di verde diffuso ed illuminazione pubblica integrata con dispostivi di monitoraggio ambientale (per il controllo delle emissioni in atmosfera), di sicurezza urbana e di controllo dei flussi della mobilità e della sosta.

Tutta la fase di attuazione del programma passa attraverso il ricorso ai processi concorsuali pubblici, per ciascuna delle singole aree, sia a livello di masterplan, sia a livello di progettazione degli edifici più importanti che per la progettazione delle aree destinate a verde e parchi pubblici.

Ognuna delle attività rilevanti del processo di programmazione e progettazione delle trasformazioni dovrà assicurare la partecipazione pubblica, sviluppando un confronto continuo con le municipalità interessate, con i comuni limitrofi alle aree di intervento e con la città Metropolitana.

Un programma di grandi ambizioni che coinvolge tutto il territorio, per il quale si sono ormai concluse, dopo un lungo e faticoso processo di coinvolgimento dei diversi attori interessati, le fasi di predisposizione dell’impianto strategico e la programmazione delle attività di progettazione e realizzazione dell’idea, come testimonia l’esito del primo concorso sullo Scalo Farini vinto dallo studio OMA in collaborazione con Laboratorio Permanente.

Un progetto urbano che dovrà essere necessariamente, aperto, flessibile, ma allo stesso momento sensibile ed adattivo, per interpretare l’identità stratificata dei luoghi. Troppo spesso infatti, la soluzione unica ai tanti problemi non riesce a controllare quel miracoloso equilibrio che è la complessità del progetto urbano. Credo tuttavia, che tutto questo debba essere riconsiderato soprattutto in ragione dell’emergenza, non tanto e non solo per le grandi difficoltà in corso quanto per le probabili ed auspicabili nuove forme di attenzione alla qualità degli spazi aperti sia all’interno che all’esterno delle nuove abitazioni.


Nella foto che illustra l’articolo, Agenti Climatici, la proposta dello studio OMA con Laboratorio Permanente, per la riqualificazione dello Scalo Farini_luglio 2019

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